La Casita de Santa Maria

Introduzione

Il Progetto “La Casita de Santa Maria” consiste nella costruzione di un asilo nel luogo omonimo, facente parte del Distretto di San Juan de Lurigancho, meglio conosciuto come Canto Grande, quartiere che conta un milione di abitanti, nella popolosa periferia di Lima, la capitale del Perù.

Geografia e situazione demografica

La repubblica del Perù (America del Sud) conta circa 28 milioni di abitanti, di cui un terzo concentrato nella città di Lima, la capitale, che presenta per questa ragione una densità media della popolazione altissima, rispetto al resto del Paese.
Ma l’instabilità economica e la mancanza di adeguate infrastrutture provocano pesanti risvolti sociali sulla popolazione.
Gli ultimi dati stimano nel 54% la popolazione che vive nel paese sotto la soglia di povertà, mentre il 24% raggiunge condizioni di estrema povertà.
E’ per questo che la megalopoli diventa il simbolo della speranza di una vita migliore.
L’effetto, tuttavia, è la concentrazione dei flussi migratori verso la capitale, con la conseguente attivazione sempre più marcata ai margini della città di quartieri densamente popolati ma scarsamente dotati (o totalmente privi) di servizi.

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Condizioni di vita

Il risultato finale è che il 75% dei peruviani vive in contesti urbani, ma in abitazioni inadeguate quanto a materiali, carenti o privi del necessario: i dati parlano di valori attorno al 50% di persone che non usufruiscono di fognature, al 40% di persone che non dispongono di acqua potabile, mentre circa la metà della popolazione non gode dell’allacciamento alla rete elettrica.

Economia

Gli abitanti, si stima in una percentuale che rasenta il 90%, vivono di lavori saltuari, da cui ricavano redditi bassissimi e sporadici. Di essi, molti sono bambini lavoratori.
Trasporti e comunicazioni sono scarsi, la rete stradale obsoleta, e l’assenza di manutenzione crea notevoli disagi frapponendosi allo sviluppo.

Salute

Solo chi ha un lavoro stabile in Perù può usufruire di assistenza sanitaria pubblica.
Ciò, alla luce della condizione dell’economia locale, fa comprendere quanto lo stato della salute della popolazione presenti delle diffuse criticità.
A ciò, si deve aggiungere lo stato di scarsa igiene che si sviluppa nei contesti abitativi degradati.

Contesto sociale e problemi dell’infanzia nella società e nella famiglia

Le principali piaghe sociali del Perù derivano dall’estrema povertà, e vi si accompagnano.
In assenza di adeguati servizi e di una progettualità mirata, il contesto sociale impedisce lo sviluppo di una vita dignitosa, incrementando parimenti l’acuirsi dei problemi sociali (violenza familiare e sociale, sfruttamento, malnutrizione e denutrizione, bassa scolarità).
Fin dai 6 anni di età, si riscontra spesso il lavoro infantile, mentre in generale non si rileva nella nazione un impegno nella tutela dei diritti dei bambini e dell’infanzia.
Nella periferia di Lima, nel cui contesto questo progetto intende svilupparsi, il disagio ambientale e sociale prima descritto si traduce molto frequentemente in un disagio familiare.
Il nucleo della famiglia come generalmente inteso spesso non esiste o è disgregato.
Le famiglie monoparentali, dove è presente un solo genitore, per l’abbandono dei padri o per l’esistenza di ragazze madri, sono diffuse.
Ciò comporta che un’alta percentuale di donne si assume l’onere dell’educazione e del mantenimento dei figli. Ma anche che esse si debbano assentare durante il giorno, per ore, lasciando i figli piccoli per dedicarsi al lavoro. Ma in un contesto che non contribuisce allo sviluppo armonico della personalità dei bambini.

IL PROGETTO

Nei contesti prima descritti, anche per ovviare ai connessi e facilmente intuibili rischi cui sono sottoposti i minori (abusi, scarsa custodia, pessima socializzazione, difficoltà di relazione e di crescita psicologica, precarietà igienico-sanitaria), si evidenzia la fondamentale importanza costituita dalla scuola per l’infanzia.
La “casita de Santa Maria” assume così un ruolo decisivo nel luogo, divenendo un preciso punto di riferimento per le famiglie, un sicuro punto di appoggio, una ideale fonte di socializzazione e di apprendimento, un approdo sicuro per i bambini che potrà ospitare.
Il progetto riguardante la “casita” prevede la costruzione di un’aula con bagno, attrezzata per ospitare 25 bambini dai 3 ai 5 anni.

Referente in loco

Referente in loco del Progetto è Claudio Ratti, presidente della Fondazione Anna D’Ambrosio De Piscopo, istituzione cristiana senza fini di lucro fondata nel 1988, con lo scopo di assistere, educare, fornire sussistenza ai bambini in stato di abbandono o di disagio fisico, morale, materiale.
Claudio Ratti vanta una lunga esperienza nel posto. Egli infatti da più di ventitré anni vive nel contesto e, oltre a gestire una scuola per disabili, ha aperto ben 8 asili di portata analoga al presente progetto.

Obiettivi

Il progetto ha l’obiettivo fondamentale di promuovere l’educazione pre-scolare, fornendo un sostegno educativo, ricreativo, assistenziale, ludico-pedagogico ai bambini dai 3 ai 5 anni e alle loro famiglie.
Nei contesti degradati prima descritti, l’esigenza fondamentale è di proteggere i bambini, all’inizio della loro vita sociale, da situazioni potenzialmente assai pericolose per il loro sviluppo psico-fisico, favorendo la socializzazione tra loro e, per esteso, anche riunendo sotto gli stessi obiettivi i genitori.
Nel contesto educativo, una parte di non inferiore importanza assume anche l’educazione personale, igienico-sanitaria e alimentare, che costituirà anche la base per una formazione più completa, coinvolgente pure i familiari adulti.

Ricadute positive

Le ricadute positive del progetto sono ormai certe e consolidate.
L’esperienza dei promotori del progetto, lunga e approfondita, sulle tematiche sociali delle famiglie e dell’infanzia, in generale e nello specifico, fa sì che il progetto ormai si rifaccia ad un modello ampiamente collaudato nel paese.
Trattandosi dell’8° asilo, si può dire che l’esperienza passata abbia affermato con certezza che le ricadute sulla popolazione sono e saranno positive.
Come già sperimentato, il coinvolgimento di mamme volontarie, che parteciperanno allo svolgimento delle attività, alla cura degli ambienti, riuscirà a introdurre anche negli adulti la consapevolezza che lo sviluppo del bambino passa attraverso una migliore percezione dell’importanza dell’educazione, dell’istruzione, dell’igiene e della salute.
Ciò avrà ricadute positive non solo sul bambino, ma sulla società intera e sul contesto nel quale il bambino si prepara ad affrontare la vita.