Testimonianza 1

Testimonianza: Perù, donne e bambini

ricostruiscono il loro futuro

“Un recente viaggio in Perù, nell’estate scorsa, all’interno di un programma di Turismo Responsabile e Solidale (TURESOL), ci ha consentito di conoscere un Paese sicuramente mitico e lontano, ma anche immerso in grandi categorie dell’immaginario, quali Terzo Mondo e America Latina, che spesso generalizzano troppo la realtà. Abbiamo avvicinato alcune esperienze della cooperazione e del volontariato.

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Calapuja: dove le donne fanno comunità sulla sierra

Calapuja è un piccolo paese sulla sierra, a 3850 metri s.l.m., sul percorso che dal lago Titicaca porta alla leggendaria Cusco, in mezzo ad una distesa infinita di altipiani.

La gente è dispersa sulla sierra sconfinata: 500 persone nel piccolo centro e 15mila disseminate sull’altopiano, dove vive in case isolate o a piccoli agglomerati, persone abituate a lottare per la sopravvivenza, che dipende da 12 ore di lavoro al giorno per tutti, dai bambini ai vecchi, per strappare un po’ di sostentamento e un vestito da indossare, indispensabile, quando nella notte la temperatura scende di molti gradi sotto lo zero.

Eppure qui qualcosa, molto si sta muovendo. Così un gruppo di donne “di lana, tessuti e colori”, come si definiscono in un volantino di autopresentazione, ha cominciato ad organizzarsi.

Si trovano ogni giorno sul piccolo sagrato della Chiesa: noi le abbiamo viste arrivare alla spicciolata, dopo che avevano già portato gli animali al pascolo e avevano mandato i figli a scuola; molte avevano sulle spalle un fagotto con dentro un bambino di pochi mesi. Avevano con sé i ferri del mestiere, si sono sedute ed hanno cominciato a lavorare: si sono specializzate nella produzione di piccoli indumenti di lana, cappelli, sciarpe, calze, guanti, maglioni.

Ad un tratto un bambino ha cominciato a piangere: allora la madre si è messa ad allattarlo, quasi senza interrompere il lavoro.

Conversavano, cucivano, allattavano, come se tutto fosse assolutamente normale: e in questa forma di socializzazione, per nulla costruita, molto naturale, quel gruppo di circa 20 donne ha trovato la forza di progettare un pezzo di futuro: chiedono che i loro lavori siano valorizzati, di potere avere una sede dove incontrarsi, di potere disporre di telai per tessere; dichiarano il bisogno e il diritto di sognare un domani migliore per sé e le proprie famiglie, credono che si possano creare le condizioni

per impedire che i propri ragazzi, diventati adolescenti, un giorno salgano su un pullman e spariscano, attratti dal sogno amaro e senza speranza della grande metropoli.

Ci sorridiamo, diciamo poche parole. La nostra comunicazione è fatta soprattutto di sguardi, di stupore ed ammirazione. Le lasciamo, intuendo che il loro sogno è difficile, ma molto, molto concreto e sta già dando i primi frutti.”

Margherita Moles